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Ogni giorno puņ essere quello giusto per cambiare

Quante volte abbiamo sentito parlare di vocazione ma forse poche volte ci siamo fermati a riflettere sul suo significato.
Vocazione significa “Sono chiamato”, cioè chiamato da Dio a realizzare nei modi più diversi il suo progetto d’amore. Sono tanti i modi di realizzare questo progetto; occorre che ogni battezzato riscopra la sua origine e si impegni a viverla ogni giorno, pensando di essere strumento di salvezza nella mani di Dio.
Sono tante le persone che si sono messe nelle mani di Dio. Una risposta che ha sempre caratterizzato i personaggi della Sacra Scrittura o della storia sono: “Eccomi” – “Sono pronto” – “Manda me” – “Cosa vuoi che io faccia?”.
Vocazione non si riferisce solo ai preti e alle suore, ma a tutti coloro che sono ripieni di buona volontà, che hanno compreso che il battesimo è un seme nel giardino della vita che va fatto fruttificare. E’ bello avere un compagno di viaggio come Gesù nella vita, un amico, un confidente, un Dio che si è fatto simile a noi per darci coraggio in tutto.
Dio ha bisogno dell’uomo e per cui l’uomo deve rispondere con vero slancio se vuole dare senso alla vita. A volte vediamo nella nostra storia come l’uomo sia infelice: i ragazzi, i giovani, gli adulti, gli anziani…Sono alla ricerca di quel qualcosa che ancora non hanno trovato. Ogni scelta affonda le radici nell’esistenza umana e la persona esprime la propria libertà nella ricerca del senso della vita.
Nel percorso della mia vita e negli anni di seminario che hanno preceduto la sacra ordinazione diaconale, ho scoperto il vero significato della preghiera, che deve avere un posto preminente nella vita di ogni cristiano, ma che è soprattutto l’anima della vocazione. Senza preghiera ogni vocazione è morta o non è autentica.
E ho scoperto anche il vero significato dei valori della vita di un uomo: l’amore, la verità, l’amicizia…
Ho sperimentato tutto ciò in prima persona, sulla mia pelle. I valori infatti non sono belle parole che si dicono, ma realtà che s’incontrano nell’esperienza quotidiana, che mi costruiscono come uomo e mi fanno maturare interiormente. Divento così, insieme con Dio, il protagonista della mia vita e comprendo che nulla devo delegare agli altri e nessuno può costituirsi nelle mie scelte. Il mio e il nostro cammino ci serve soprattutto a conoscere meglio se stessi, nelle nostre capacità e nei nostri limiti. Bisogna conoscere bene se stessi, bisogna acquisire un vero senso critico e avere una forte personalità per poter fare delle scelte veramente libere e chiare. Dobbiamo sfruttare in pieno tutte queste occasioni che ci sono offerte, perché se un domani saremo dei buoni sacerdoti o buoni padri di famiglia, lo dovremo alle solide basi che adesso stiamo costruendo.
Al termine di un’esperienza, è straordinario scoprire che, in realtà, nessuno di noi può affermare di aver raggiunto ogni traguardo, considerandosi una persona arrivata che non ha più niente da imparare.
Allo stesso modo S. Agostino ebbe a dire: “Signore, noi ti cerchiamo per trovarti e ti troviamo per cercarti” e ancora: “L’uomo è come un’arpa: le decisioni sono le corde!”.
Il nostro cammino non è un vagare nella notte dell’indecisione, ma un andare verso qualcuno, quel qualcuno che è Cristo. Ogni persona vive prendendo continuamente delle decisioni, riscoprendo le bellezza della vita nella libertà. E’ come cercare la perla preziosa, il tesoro nascosto, seguendo una mappa. Chi cerca, pur non conoscendo il luogo segreto, impiega tutte le sue forze, affronta prove, poiché ama l’avventura. Naturalmente questa dimensione personale è strettamente legata alla dimensione sociale, alla vita comunitaria. Certamente vivere insieme agli altri costa fatica, ma si tratta di una fatica che vale veramente la pena di affrontare. Non c’è vera vita di comunione senza amore e non c’è vero amore se non sgorga dal cuore stesso di Dio che è Amore.
E’ Dio che deve mandarci verso i nostri fratelli: se qualcuno pretende di andarci con le proprie forze o di propria iniziativa, prima o poi tale iniziativa fallirà.
Dobbiamo essere “pieni di Dio” per essere capaci di amare gli altri. Ciò che noi dobbiamo portare agli altri non è il nostro io, il nostro caratteraccio, la nostra ipocrisia, che spesso finisce per predominare nei nostri rapporti, ma dobbiamo portare il nostro cuore amorevole. Se ognuno cercherà di uscire dal proprio egoismo aprendosi agli altri, riusciremo a sperimentare ancora di più la gioia dello stare insieme, senza discriminazioni tra piccoli e grandi, nello spirito di servizio e nella condivisione.
Ogni giorno siamo chiamati a non  far mancare mai da parte nostra un pensiero di preghiera al Signore, perché porti a compimento l’opera che ha iniziato su ognuno di noi e perché nella nostra comunità parrocchiale e diocesana fioriscano nuove vocazioni al sacerdozio. Preghiamo in maniera autentica per lasciarsi raggiungere da Dio e dalla sua parola per vivere secondo la divina volontà.
Ai ragazzi vorrei lasciare un messaggio:
sicuramente avete ascoltato una delle famose canzoni di Jovanotti intitolata “Mi fido di te!
A me piace molto e l’ascolto diverse volte, specie in momenti oscuri della mia vita e allora applico questo motto al Signore facendo in modo che sia uno slogan in questo tratto della mia vita.
Le parole espresse da Jovanotti sono diverse, parole così assurde che disegnano un mondo pieno di luoghi comuni: “il peggio è passato”, “forza e coraggio”, le croci al collo; e situazioni incredibili ma che, in realtà, sono fin troppo vere: vecchie che ballano nelle Cadillac, bimbi in frack, affitti pagati per il sole. Di cose senza senso ne è pieno il mondo, il nostro mondo, tant’è che ti verrebbe voglia di chiuderti in camera per metterti le cuffiette o per infilarti nel piccolo universo del tuo cellulare fatto di squilli e messaggini, sempre quelli, ma che a rileggerli ti sembrano egualmente nuovi. Ma anche se ti rifugi nella tua tana, qualcosa comincia a scricchiolare quando ad esempio i “quattro” a scuola si son dati appuntamento su tutti i registri dei prof., o quando con quell’amica o quell’amico non è più come una volta e ora, con tutti i suoi segreti, ti sta lasciando fuori. Jovanotti dice ancora di più: “Forse fa male, però mi va di stare collegato, di vivere d’un fiato, di stendermi sull’orlo del burrone e di guardare giù. La vertigine non è una paura di cadere, ma voglia di volare”. Grande! Vorrei sapere come gli sono venute queste parole, essere stato lì, quando gli si sono composte nella mente. Ma ancora di più la musica qui sembra una magia: è come un respiro che si allarga e che ti porta alto sopra tutte le cose assurde, ma non per scapparci via, bensì per volarci sopra, per starci dentro senza rimanervi prigionieri. E poi quelle parole da brivido, che fanno paura solo ad ascoltarle e che pure Jovanotti pronuncia con una dolcezza che disarma: “Mi fido di te”.
Fidarsi è una delle cose di cui abbiamo più bisogno e che, lo stesso, ci costa un sacco fare, ci fa paura proprio come quella vertigine che prova chi si sdraia sull’orlo del burrone. Quello che più ci terrorizza, alla fine è ciò che ci attrae. E’ come essere innamorati di qualcuno o qualcuna di cui non si capiscono le intenzioni… E’ la stessa vertigine: un po’ la paura di precipitare nel buio se quella persona ti dice di no e un po’ la voglia di lanciarsi verso lei sperando che ti prenda per mano e ti faccia volare. Perché la domanda vera è quella scritta nella canzone: “Cosa sei disposto a perdere?” E’ la domanda fatale che ti fa capire il valore che tu attribuisci a colui di cui ti vuoi fidare. Chi non è disposto a perdere molto non potrà mai avere molto, e solo chi mette in gioco tutto potrà avere tutto.
Insomma, alla vita, alla tua vita, ci resti accanto, per quanto tu ne esca ogni giorno stordito, se ti fidi di chi ti ci accompagna dentro; se hai voglia di volare e ti lasci portare sulle ali di colui per il quale sei pronto a mettere in gioco tutto. Che vita sarebbe se vivessimo così!!! Paura? Troppa confusione in testa per lanciarsi? Ti senti ancora troppo giovane? Sì, certo non è facile dire “Mi fido di te”. Mai pensato di provarci con il Buon Dio? Ha ali forti, credetemi. Auguri di ogni bene per la vostra vita.

Don Luca Seidita
Ordinato diacono il 6 dicembre 2009
Attualmente ricopre l’incarico di segretario vescovile
Incardinato nella diocesi di Orvieto-Todi

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